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IL FILO DELLA MEMORIA: LA MACCHINA DELLA PERSECUZIONE

Locandina dal titolo "Il filo della memoria: la macchina della persecuzione"

Il 27 gennaio, Giornata della Memoria, è dedicato al ricordo delle vittime dell’Olocausto e di tutti i gruppi colpiti dalle persecuzioni razziali, politiche ed etniche attuate dai regimi totalitari del Novecento.

La presente sezione della mostra digitale ripercorre le principali tappe della politica razziale del regime fascista tra il 1938, anno dell’emanazione delle leggi razziali, e il 1943, anno della loro abrogazione nei territori liberati.

Attraverso la documentazione conservata nel Fondo Prefettura – Ufficio di Gabinetto, la mostra consente di osservare come la persecuzione si sviluppò non solo attraverso la propaganda, ma soprattutto tramite una capillare azione amministrativa. Le carte restituiscono il funzionamento concreto della macchina della persecuzione, mostrando il ruolo centrale svolto dalla burocrazia statale nell’applicazione delle leggi razziali.

Al tempo stesso, l’esposizione intende sottolineare il valore delle fonti archivistiche come strumenti fondamentali per la ricostruzione della memoria storica.

1938 – LA PROCLAMAZIONE PUBBLICA

Giornale "Il Lavoro Fascista" con titolo a tutta pagina "Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri"

Nel 1938, la politica razziale del regime fascista entra ufficialmente in vigore. La prima pagina del quotidiano Il Lavoro Fascista del 2 settembre 1938 annuncia i «Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri» (Regio Decreto-Legge n. 1381/1938), sancendo la revoca della cittadinanza italiana concessa dopo il 1919 e l’obbligo di lasciare il territorio nazionale entro sei mesi.

Contestualmente, viene istituito il Consiglio Superiore per la Demografia e la Razza, organo incaricato di coordinare e indirizzare l’attuazione delle nuove disposizioni.
La persecuzione assume così una dimensione pubblica e sistematica, fondata su norme giuridiche e strutture amministrative dedicate.

 

1938 – LINGUAGGIO, PROPAGANDA E CENSURA

Telegramma decifrato del Ministro Alfieri in cui si chiede alla stampa di usare un linguaggio ben preciso

In un telegramma del 7 settembre 1938, il Ministro della Cultura Popolare Dino Alfieri impartisce istruzioni precise ai prefetti su come la stampa debba trattare la cosiddetta questione razziale. Si ordina di evitare l’uso dei termini «ebraismo» e «antiebraismo», sostituendoli con «giudaismo» e «antigiudaismo», nel tentativo di conferire alla discriminazione una veste ideologica e meno apertamente razziale.
Il documento testimonia il controllo esercitato dal regime sulla narrativa pubblica, finalizzato a orientare l’opinione pubblica e normalizzare la politica razziale attraverso il linguaggio.

Documento del Ministro Alfieri in cui si chiede alla stampa di evitare lo strillonaggio giornalistico con espressioni esagerate o eccessive

In un ulteriore telegramma si raccomanda inoltre di evitare lo «strillonaggio» giornalistico sull’argomento, al fine di non trasmettere l’immagine di una politica di persecuzione contro gli ebrei. Il fascismo cerca di presentare le leggi razziali come una necessità di carattere scientifico o di difesa, temendo il contraccolpo mediatico di una repressione palese.

1938 – IL CENSIMENTO DEGLI EBREI

Documento della Prefettura di Matera con oggetto il censimento della popolazione di razza ebraica con particolare riferimento al personale dell'Amministrazione Civile dell'Interno

Il passaggio dalla propaganda all’azione concreta emerge con chiarezza nel documento della Regia Prefettura di Matera del 28 settembre 1938, che ordina il censimento immediato del personale dell’Amministrazione Civile per accertarne l’eventuale appartenenza alla «razza ebraica». Il censimento costituisce uno degli strumenti principali della persecuzione: attraverso la schedatura, lo Stato identifica, classifica e isola progressivamente una parte della popolazione.

1938 – IL CONTROLLO CAPILLARE DEL TERRITORIO

Documento della Legione Territoriale dei Carabinieri di Bari che afferma che, a seguito del censimento, non ci sono persone ebree nella provincia ad eccezione di Gina Levi

Un rapporto del 25 settembre 1938 della Legione Territoriale dei Carabinieri Reali di Bari testimonia l’accuratezza dei controlli effettuati nelle province. Il documento segnala l’assenza di cittadini ebrei, fatta eccezione per una sola persona, Gina Levi, della quale vengono annotati il matrimonio e la conversione al cattolicesimo.

Questi atti dimostrano come il regime eserciti un controllo capillare sulla vita privata dei singoli cittadini, trasformando informazioni personali in strumenti di discriminazione.

1939 – L'OBBLIGO DI AUTODENUNCIA E LA SEPERAZIONE

Documento riguardo l'obbligo agli ebrei di denunciare allo stato civile la propria razza di appartenenza

Nel corso del 1939, la repressione si intensifica ulteriormente. Un telegramma del Ministero dell’Interno richiama l’obbligo, per i cittadini ebrei, di denunciare il proprio stato civile in applicazione della Legge per la difesa della Razza.

Telegramma che riguarda la separazione degli italiani dal gruppo di appartenenti alla razza ebraica

Una circolare dello stesso anno esplicita l’obiettivo finale del regime: una «lenta ma inesorabile separazione anche materiale» tra i cittadini italiani e il «gruppo di appartenenza alla razza ebraica». La discriminazione giuridica si si trasforma progressivamente in isolamento sociale.

1939 – L'ASSURDO BUROCRATICO: IL CERTIFICATO DI ARIANITÀ

Documento riguardante il rilascio di certificati di appartenenza alla razza ebraica

Nel giugno del 1939, una direttiva ministeriale affronta il paradosso dei cosiddetti «certificati di arianità», richiesti per l’accesso a concorsi e procedure amministrative. Poiché tali certificati non esistono formalmente, lo Stato stabilisce che la «non appartenenza alla razza ebraica» debba essere dimostrata attraverso l’assenza di specifiche annotazioni negli atti di stato civile. Questo meccanismo rivela l’assurdità e la rigidità della burocrazia razziale, fondata sulla schedatura sistematica degli individui.

1940 – L’IMPERATIVO DELL’APPLICAZIONE INTEGRALE

Telegramma riguardante l'integrale applicazione di tutte le disposizioni

Alle soglie dell’entrata in guerra dell’Italia, un telegramma cifrato del marzo 1940, firmato dal Sottosegretario Guido Buffarini Guidi (che diverrà successivamente Ministro dell’Interno della Repubblica Sociale Italiana), ordina ai prefetti una vigilanza strettissima affinché le leggi razziali trovino «sempre et nei confronti di chiunque integrale applicazione».

Il documento riflette la volontà del regime fascista di eliminare ogni possibile forma di tolleranza o di eccezione a livello locale, imponendo che il sistema discriminatorio operi senza alcuna flessione sull’intero territorio del Regno.

1941 – LA GESTIONE DELLE SANZIONI E LA SCHEDATURA TARDIVA

Documento della Prefettura di Matera riguardante le denunce di appartenenza alla Razza ebraica

Nel febbraio 1941, l’attenzione delle autorità si concentra sulle denunce di appartenenza alla razza ebraica che alcuni uffici di Stato Civile rifiutano in quanto presentate oltre i termini previsti. La Prefettura di Matera chiarisce che tali denunce devono comunque essere accettate, al fine di consentire la corretta annotazione razziale sui registri dello stato civile.

Allo stesso tempo, il ritardo nella presentazione deve essere contestualmente sanzionato sul piano penale, come stabilito dalla legislazione del 1938. La documentazione testimonia una burocrazia che non ammette omissioni e che utilizza la sanzione come strumento di controllo e di pressione costante sui cittadini sottoposti alla persecuzione.

1941 – L’ELIMINAZIONE DALLA VITA PUBBLICA: L’OBLIO NEGLI ELENCHI TELEFONICI

Documento attestante l'eliminazione dei nominativi ebraici dagli elenchi telefonici

Tra giugno e settembre del 1941, una serie di circolari ministeriali e prefettizie documenta un’operazione che può essere definita una vera e propria morte civile. Il regime dispone l’eliminazione sistematica dei nominativi dei cittadini e delle ditte ebraiche dagli elenchi telefonici e da altre pubblicazioni analoghe, come guide e almanacchi. 

Documento attestante l'eliminazione dei nominativi ebraici dagli elenchi telefonici

Per agevolare l’attuazione del provvedimento, lo Stato autorizza le società telefoniche a consultare direttamente i dati riservati relativi alle denunce di razza, nel tentativo di superare le difficoltà organizzative legare all’identificazione di professionisti residenti in comuni diversi. L’obiettivo è cancellare la presenza ebraica dallo spazio pubblico e dai circuiti della comunicazione.

1943 – LA CADUTA DEL REGIME E L’ABROGAZIONE DELLE DISPOSIZIONI RAZZIALI

Documento della Prefettura di Matera attestante l'abrogazione delle disposizioni limitative contro i cittadini italiani appartenenti alla razza ebraica

L’ultimo documento di questa serie, datato 16 ottobre 1943, testimonia il radicale mutamento politico seguito al crollo del regime fascista e all’armistizio dell’8 settembre 1943. La Prefettura di Matera trasmette un telegramma del Capo del Governo Pietro Badoglio che annuncia l’abrogazione, a partire dal 1944, di tutte le «disposizioni limitative dell’esercito dei diritti civili e politici» nei confronti dei cittadini italiani ebrei.

Nonostante la portata storica del provvedimento, esso giunge in un’Italia divisa e in parte occupata, dove per molti ebrei la persecuzione amministrativa ha già lasciato spazio alla fase più tragica delle deportazioni.

Documenti e persecuzione: la macchina amministrativa

La documentazione presentata in questa sezione consente di ricostruire il funzionamento concreto della persecuzione razziale attraverso l’apparato amministrativo dello Stato. Circolari, telegrammi, censimenti e atti ufficiali mostrano come la discriminazione sia stata tradotta in pratiche quotidiane, affidate a uffici, funzionari e procedure.

Le fonti archivistiche permettono di cogliere la dimensione sistematica e impersonale della persecuzione, evidenziando il ruolo centrale della burocrazia nell’applicazione delle leggi razziali e nel progressivo allontanamento di una parte della popolazione dalla vita civile e dai diritti fondamentali.

📄 A cura del Dott. Domenico Caldaralo – Funzionario Archivista presso l’Archivio di Stato di Matera

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📜 La mostra Il filo della memoria è visitabile anche in sede presso l’Archivio di Stato di Matera con l’esposizione dei documenti originali.
📅 Dal 27 gennaio 2026 al 20 febbraio 2026.
📩 Per approfondimenti o visite, contattaci a: as-mt@cultura.gov.it