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IL FILO DELLA MEMORIA: STORIE DI CONFINO

Locandina storie di confino

Con l’approvazione della legge n. 221 del 2000, l’Italia ha istituito il Giorno della Memoria, celebrato il 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, per ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione degli ebrei e di tutti coloro che subirono deportazione, prigionia e morte, nonché di quanti si opposero al progetto di sterminio rischiando la propria vita.

La presente sezione della mostra digitale ricostruisce, attraverso la documentazione d’archivio, le storie di confino e di internamento di ebrei italiani e stranieri, con particolare riferimento al territorio della Basilicata e ai fondi della Questura e della Prefettura conservati presso l’Archivio di Stato di Matera.

L'Italia come luogo di transito e rifugio

Prima dell’emanazione delle leggi razziali del 1938, l’Italia rappresentò per un periodo un luogo di rifugio e di transito per molti ebrei in fuga dalla Germania e dall’Europa centro-orientale. Alcuni erano diretti in Palestina, altri verso l’America Latina o il Nord America.

Alla fine del 1934, le prefetture italiane censivano circa 1100 rifugiati di fede ebraica provenienti dalla Germania e dalla Polonia; nel maggio del 1936 il numero degli ebrei cittadini tedeschi presenti in Italia era salito a circa 1500. Con il censimento degli ebrei stranieri del settembre 1938, effettuato in vita della promulgazione delle leggi razziali, furono schedati oltre 4100 ebrei rifugiati.

La comunità ebraica in Italia e la svolta del 1938

All’ascesa del fascismo, la comunità ebraica italiana era una delle più antiche d’Europa e risultava, nella sua maggioranza, pienamente integrata nella società. Gli ebrei erano presenti in tutti gli ambiti della vita professionale, militare, politica, economica e culturale del Paese.

Il 1938 rappresentò un anno cruciare. Il 14 luglio, Il Giornale d’Italia pubblicò il documento noto come “Manifesto degli scienziati razzisti”, nel quale si afferma l’esistenza delle razze, l’appartenenza degli italiani alla razza ariana e la non appartenenza degli ebrei alla razza italiana. Su queste basi ideologiche venne costruita la legislazione razziale del novembre 1938.

Le leggi razziali e la "morte civile"

Espulsione ed esclusione degli ebrei

Le leggi razziali segnarono profondamente la vita degli ebrei. I provvedimenti introdussero una vasta serie di divieti: dall’esclusione dalla scuola e dall’università alla proibizione di esercitare numerose professioni, dal divieto di matrimoni misti alla restrizione del diritto di proprietà, fino all’obbligo di annotazione della razza nei registri dello stato civile.

Si avviò così un processo di progressiva “morte civile, caratterizzato dall’emarginazione sociale, giuridica ed economica.

DALLA DISCRIMINAZIONE ALL'INTERNAMENTO

Con l’approssimarsi dell’ingresso dell’Italia in guerra, il 26 maggio 1940 il sottosegretario Guido Buffarini Guidi comunicò al Capo della Polizia Arturo Bocchini la volontà di predisporre campi di concentramento anche per gli ebrei.

Le circolari successive chiarirono che, oltre agli ebrei stranieri, potevano essere internati anche ebrei italiani ritenuti “pericolosi”, nonché antifascisti, apolidi, stranieri di paesi nemici e altre categorie considerate indesiderabili.

Cos'è un campo di concentramento

I campi di concentramento, gestiti dal Ministero dell’Interno, avevano come caratteristica principale l’estraniazione totale degli internati dalla loro vita precedente. Venivano collocati in edifici isolati, lontani dai centri abitati e dalle principali vie di comunicazione, spesso in condizioni strutturali precarie.

Gli internati erano sottoposti a condizioni di vita durissime: malnutrizione, sovraffollamento, carenza igienica, lavoro forzato e continue vessazioni fisiche e psicologiche. In Italia si contano circa 400 tra luoghi di confino e campi di internamento.

I campi di concentramento nel Sud Italia

Nel giugno del 1940 vennero emanate le prescrizioni per i campi di concentramento e le località di internamento, individuate in gran parte nel Sud Italia. Nel settembre dello stesso anno furono istituiti ufficialmente i primi 43 campi di internamento.  

Tra questi, il campo di Ferramonti di Tarsia (Cosenza) fu il più grande, ospitando ebrei, apolidi, stranieri nemici e slavi. Il campo accolse anche ebrei destinati successivamente ai luoghi di confino della Basilicata.

La famiglia Kalik: una storia di internamento

Tra gli internati vi fu Mark Kalik, nato a Fiume nel 1910, cittadino italiano dal 1933. Dopo vari trasferimenti, fu inviato a Ferramonti e successivamente destinato al confino in Basilicata. Il suo fascicolo personale e il passaporto sono conservati nel fondo Questura dell’Archivio di Stato di Matera.

La famiglia Kalik, originaria di Chisinau, era composta da nove figli. Le vicende dei singoli membri riflettono le diverse forme di persecuzione, internamento e deportazione, fino alla morte di Teresa Kalik nel campo di sterminio di Auschwitz.

La Basilicata come terra di confino

La Basilicata divenne luogo di confino e internamento per oppositori politici, minoranze etniche ed ebrei italiani e stranieri. L’isolamento geografico e la scarsa accessibilità dei comuni interni favorirono la scelta della regione come area di destinazione.

Località come Ferrandina, Matera, Pisticci, San Giorgio Lucano e Stigliano ospitarono internati di varie nazionalità.

Gli ebrei cecoslovacchi e il confino a stigliano: la famiglia neumann

Molti ebrei cecoslovacchi, fuggiti dalle persecuzioni naziste, trovarono rifugio temporaneo in Italia. Tra questi vi fu la famiglia di Giuseppe Neumann, professore e direttore di banca, internato a Stigliano insieme alla moglie Maria Gerber e ai figli Giovanni e Gertrude.

La documentazione conservata presso l’Archivio di Stato di Matera testimonia le condizioni di vita durante il confino: fogli di via, richieste di sussidio, permessi di uscita, corrispondenza familiare.

DOCUMENTI, MEMORIA, STORIE

Attraverso lo studio delle carte d’archivio, è stato possibile ricostruire frammenti di vita quotidiana e restituire voce a persone e famiglie colpite dalla persecuzione. I documenti permettono di riportare alla luce nomi e storie rimaste a lungo nell’ombra e di comprendere, attraverso le fonti, l’impatto concreto delle politiche razziali sulle vite individuali. 

Questa sezione della mostra intende così sottolineare il valore delle fonti archivistiche non solo come testimonianze amministrative, ma come strumenti essenziali per la ricostruzione e la trasmissione della memoria storica. 

📄 A cura della Dott.ssa Arianna CarosiFunzionario Archivista presso l’Archivio di Stato di Matera
Approfondisci il tema attraverso il suo contributo scientifico: 👉Il filo della memoria – storie di confino

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Vai alla Parte I – La macchina della persecuzione
📜 La mostra Il filo della memoria è visitabile anche in sede presso l’Archivio di Stato di Matera con l’esposizione dei documenti originali.
📅 Dal 27 gennaio 2026 al 20 febbraio 2026.
📩 Per approfondimenti o visite, contattaci a: as-mt@cultura.gov.it